Approfondimenti
Introduzione
Il materiale documentale presente in questo sito è a cura di Alberto Tognola ed è basato sulle carte dell’Archivio storico del Comune di Daverio, in particolare sui faldoni di Leva e Truppa, e del “Comitato di assistenza civile”, un’istituzione che in tutta Italia collaborò con i Comuni, la Croce Rossa e il Ministero della Guerra, dal 1915 fino al suo scioglimento, nell’opera di raccolta di notizie sui militari al fronte e nei campi di prigionia dell’Impero austroungarico per conto dei familiari.
Per nostra fortuna la documentazione nelle mani del Comitato fu versata, alla sua cessazione, nell’Archivio comunale. I comitati, come quello di Daverio, erano composti di persone di buona volontà del ceto medio, spesso come nel nostro caso anche di sacerdoti, spinti dal desiderio di lenire le angosce e le sofferenze dei giovani al fronte e delle famiglie nelle loro case, provocate da una guerra che ha inaugurato in epoca contemporanea una nuova barbarie: lo sterminio di masse di soldati e in alcuni casi di intere popolazioni per soddisfare la volontà di potenza e di guadagno di élites militari e industriali.
Altre notizie di approfondimento sono tratte dall’Archivio parrocchiale, generoso di informazioni sulla realizzazione del monumento ai caduti, grazie alla rigorosa serie di annotazioni nel Liber Chronicus dovute al parroco di allora, don Francesco Cazzaniga.
“4.200.000 italiani (oltre il 10 per cento della popolazione, circa metà dei maschi tra i 18 e i 40 anni) andarono al fronte: 500.000 morirono di ferite o malattie prima della fine del conflitto, 600.000 caddero prigionieri (e 100.000 di costoro non tornarono), quasi mezzo milione riportarono invalidità permanenti più o meno gravi, 2 milioni erano al fronte nell’estate del 1918”.
Così Giorgio Rochat nel suo libro “La Grande Guerra” scritto a quattro mani con Mario Isnenghi, sintetizza l’impatto sulle popolazioni, per la grande maggioranza delle quali significò impoverimento.
“L’agricoltura fu colpita dalla sottrazione degli uomini più forti, dalla requisizione di parte del bestiame (2.750.000 bovini su circa 6 milioni), dalla scarsezza dei concimi chimici; il lavoro nei campi ricadde sugli anziani, le donne, i ragazzi, con il rinvio degli interventi di manutenzione e valorizzazione dei terreni” (Mario Isnenghi, Giorgio Rochat, La Grande Guerra, il Mulino, quarta edizione, 2014, ppgg 279 e 310).
Daverio contava circa 1.000 abitanti; i giovani tra i 19 e i 42 anni di età (1876-1899) chiamati alle armi erano prevalentemente contadini nell’età più adatta per i lavori dei campi. A carico loro ci sono mogli, madri, padri, sorelle, fratelli, figli. Il sussidio governativo non viene erogato a tutti e raggiunge il massimo di 1,60 Lire al giorno; il minimo è di 0,20 Lire; alcuni non ricevono nessun sussidio. Teniamo conto che la paga di un manovale si aggirava sulle 2 Lire giornaliere. Il primo dato che emerge dunque è un impoverimento drastico per moltissime famiglie; dal momento della chiamata alle armi del loro congiunto molte di esse si trovarono in estreme difficoltà economiche.
Perché nel 1914 scoppiò la guerra che da europea si trasformò ben presto in mondiale?
Gli Stati europei, l’Inghilterra, la Francia, la Germania, poi i più deboli, il Belgio con il Congo, l’Italia con la Libia, si spartirono ben prima della guerra il mondo e ne fecero colonie da cui trarre immense ricchezze. Questi conflitti si trasferirono poi all’interno dell’Europa stessa cosicché bastò una scintilla, un pretesto per accendere l’incendio (Luciano Canfora, 1914, Sellerio editore, 2006).
Grandi intellettuali, dalla Germania all’Italia, cominciarono a parlare della guerra come di “igiene del mondo”. D’altro canto il Socialismo rappresentante delle masse proletarie fu titubante prima e poi favorevole per la gran parte alla guerra. Unica voce contraria all’inutile strage quella inascoltata di Papa Benedetto XV. Così i contadini, gli operai si trovarono improvvisamente ad essere pedine di un scacchiera che li trasformò in soldati a discapito dell’economia, dell’agricoltura, delle famiglie, degli affetti. Lo spauracchio della rivoluzione bolscevica ricorrerà per anni dopo la fine del conflitto e sarà agitato per contrastare la massa lavoratrice, ma è opportuno ricordare che, tra i partiti socialisti, quello russo fu l’unico a lanciare la parola d’ordine “no alla guerra”, posizione che gli fece guadagnare il consenso delle masse operaie e dei soldati.
Nuto Revelli, il tenente che nella ritirata di Russia del 1943 maturò la sua coscienza antifascista, parla di quella guerra e di quelle precedenti come di “guerra dei poveri”, strappati alle loro famiglie, al loro lavoro per interessi e ideali che non gli appartenevano, una guerra in cui tuttavia si fecero onore, e per questo ancora oggi noi li ricordiamo.
Una parte del materiale di documentazione è confluito nel volume “Foglie d’Autunno. I caduti di Daverio nella Prima Guerra Mondiale”.
I Nostri Caduti
Quanti Furono i Morti di Daverio?
Il monumento ai caduti del “Giardino delle rimembranze” ne riporta ventotto, ma furono di più. Situazione analoga si ritrova nei paesi vicini: non tutti i caduti sono riportati sulle lapidi. Molti erano i dispersi e l’Esercito non aveva l’esatta contabilità dei morti. Il 4 marzo 1919 l’Ufficio centrale per notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare con sua Circolare N. 12592 pregava gli uffici locali di indicare “quali sono i militari che, malgrado tutte le ricerche, risultano ancora oggi dispersi e quali sono quelli che, dichiarati dispersi, furono in seguito ritrovati. Solo così l’Ufficio centrale di Bologna potrà compilare l’elenco esatto dei veramente dispersi, che faciliti nuove ricerche, non solo al nostro fronte di combattimento e fra le tombe sparse, ma anche nei paesi nemici, dove furono campi di concentramento od ospedali di italiani prigionieri e che, nell’ipotesi meno fortunata, serva almeno a documentare le domande di pensioni e ad agevolare le pratiche relative” (1). In precedenza, nel luglio 1917, il Sottoprefetto di Varese, Di Monale, con un foglio ciclostilato ricordava ai Comuni la circolare del 5 luglio del Ministero dell’Interno, che, in seguito alla richiesta di vari Comuni “nell’intento di formare un albo dei propri figli gloriosamente caduti combattendo per la Patria e onorarne la memoria” chiedeva ai prefetti di dare precise istruzioni ai Comuni dipendenti, “affinché quando ricevano […] un atto di morte di militare che non sia nato nel loro territorio, ne diano, agli esclusivi effetti suindicati, immediata comunicazione al Comune di nascita”; e raccomandava “di curare l’esatto adempimento di tali istruzioni, provvedendo, ove occorra, contro i Segretari e gli impiegati comunali inadempienti, a mente del decreto luogotenenziale 15 febbraio 1917, n. 293” (2).
I Comuni dal canto loro non erano dotati di molto personale, spesso le trascrizioni degli atti di morte venivano curate da assessori delegati dal Sindaco o dai segretari comunali. Non tutti i decessi venivano dunque comunicati dai Comuni di residenza ai Comuni di nascita. Il risultato è che non tutti i caduti sono riportati sui monumenti; d’altronde, se così non fosse, non avremmo a Roma il monumento al Milite ignoto (3).
Per quanto riguarda Daverio, in Archivio storico vi sono diversi elenchi, il più completo è del 1920 e contiene 27 nomi, manca Brugnoni Celestino per raggiungere i 28 che saranno incisi sul monumento inaugurato nel 1923. Oltre ai 28 sulle lapidi del monumento (di cui uno nato ad Azzate, uno a Carnago, uno a Crosio Della Valle, uno a Morazzone e uno, nato a Galliate Lombardo, presente anche sul monumento di quel paese con lo stesso cognome ma con il secondo nome), oltre ai 28 dicevo, ne ho rintracciati altri 13 di cui ho certezza della morte, tutti nati a Daverio tranne uno nato a Bodio e uno a Galliate Lombardo; quest’ultimo probabilmente non ha a che fare con Daverio, ma dal momento che non è riportato sul monumento di Galliate ho pensato di darne memoria. Di questi 13, uno è morto in Libia nel 1912; ho voluto ugualmente inserirlo sia perché non è segnalato in nessun elenco ma anche perché la guerra di Libia può considerarsi un antefatto importante della Grande Guerra nello scacchiere coloniale.
Perché dunque non tutti sono sul monumento ai caduti di Daverio? Si potrebbe pensare che i nomi riportati in lettere di bronzo sul marmo siano solo di militari morti in combattimento, ma non è così, ve ne sono anche morti in ospedale per malattia. Nel mio elenco riporto anche i nati a Daverio e trasferitisi poi in altri paesi e quelli morti per malattia anche se non ne fu riconosciuta la causa di guerra, mancato riconoscimento opinabile e probabilmente legato alla concessione o meno di pensione di guerra. I 13 caduti compresi in questo secondo elenco li ho ricavati dai documenti presenti in Archivio storico o dalla menzione nell’Albo d’Oro. Di questi 13, sei compaiono sul monumento ai caduti in altri Comuni e precisamente a Varese (2), Gazzada-Schianno, Malnate, Schianno, e uno di questi sia a Villadosia sia ad Arsago.
Oltre ai 41 in totale, ve ne sono poi altri 3 di cui ho indizi di morte presunta e, di questi, due sono sicuramente dispersi e di uno dei due esiste una dichiarazione di irreperibilità.
Alcuni dati dei 41 militari
Età della morte: 3 di 19 anni, 2 di 20, 2 di 21, 2 di 22, 4 di 23, 3 di 24, 2 di 25, 4 di 26, 4 di 27, 3 di 28, 2 di 30, uno di 31, 4 di 32, 2 di 34, 2 di 35, uno di 42
Grado: 32 Soldati, 3 Caporali, 3 Caporal Maggiore, 3 Sergenti
Reggimento: 30 in Fanteria, 5 in Artiglieria, e uno a testa in Reparti d’assalto (Arditi), Genio, Bersaglieri, Deposito bombardieri, Mitraglieri, Milizia Territoriale
Causa di morte: 25 in combattimento, 12 per malattia, 4 in prigionia
Professione: abbiamo notizie solo di sei caduti, due calzolai, un falegname, due muratori, un impiegato presso stabilimento
Decorazioni: sette medaglie commemorative in bronzo nemico ottenute dalla fusione del bronzo dei cannoni catturati agli Austriaci, una medaglia in bronzo e una in argento al valor militare
Luogo della morte (i numeri corrispondono al progressivo dei caduti): 1-Col di Lana, 2-Hudi Log (Slovenia), 3-monte Podgora, 4-monte Grappa, 5-Colle San Martino (Asiago), 6-campo di prigionia Heinrichsgrün Böhemien (oggi nella Repubblica Ceca), 7-ospedale militare Varese, 8-monte Coglians, 9-ospedale militare Padova, 10-val d’Assa, 11-ospedale militare Brescia, 12-monte Cadin, 13-Ortles Cevedale (Stelvio), 14-ospedale militare Varese, 15-Col di Lana-ospedale militare Varallo, 16-cima dei Frugnoni, 17-Castagnevizza, 18-monte La Castella, 19-San Martino di Ponte, 20-dolina Aosta (carso), 21-Albania, 22-Salonicco, 23-Sombor (Serbia), 24-Campese Bassano, 25-Sombor (Serbia), 26-ospedale da campo Schio, 27-ospedale militare Varese, 28-Oslavia, 29-prigionia, 30-Libia, 31-Nova Vas (Slovenia), 32-monte Lozze, 33-monte Lemerle, 34- Daverio, 35-prigionia, 36-Palmanova, 37-medio fiume Isonzo, 38-val Travignolo monte Colbricon Lagorai, 39-ospedale da campo 64, Marano Valpolicella, 40-Oslavia, 41-fiume Piave
Orfani di guerra: 8: Belloni Angelina, Riccardo, fu Ambrogio; Castiglioni Luigi fu Giovanni; Longhini Irma, Rosa, Fu Edoardo; Mangano Maria, Ercole, Pietro fu Ambrogio
Note
(1) Archivio storico Comune di Daverio, Faldone 56, VIII, 2, 8.
(2) idem, 55,1917,VIII,2,4.
(3) Il calcolo delle perdite è poi straordinariamente complesso. I reggimenti compilavano quotidianamente gli elenchi di morti, feriti e dispersi, i comandi superiori riepilogavano queste cifre, ma i totali diffusi potevano variare a seconda dei giorni di battaglia considerati o del calcolo delle truppe impegnate. I dati sui dispersi erano generici, comprendevano i morti di cui non si aveva certezza (si tenga presente che la dichiarazione di morte aveva effetti civili immediati, quindi doveva essere corroborata da testimonianze indubbie, mentre non pochi corpi rimanevano nelle linee nemiche o erano irriconoscibili), i prigionieri, i disertori e gli sbandati (anche soldati che si perdevano nel corso della battaglia e rientravano al loro reparto dopo un paio di giorni).
Cfr. Mario Isnenghi Giorgio Rochat, La Grande Guerra, Il Mulino, Bologna, 2008, pag. 182
Le Medaglie
Medaglia al Valor Militare (Argento)
Le medaglie al valor militare in bronzo, argento e oro vengono concesse, con motivazione, allo scopo di segnalare come degni di pubblico onore gli autori di atti di eroismo militare.
Medaglia al Valor Militare (Bronzo)
Le medaglie al valor militare in bronzo, argento e oro vengono concesse, con motivazione, allo scopo di segnalare come degni di pubblico onore gli autori di atti di eroismo militare.
Medaglia Commemorativa
Istituita con Regio Decreto 29 luglio 1920, “fusa col bronzo delle artiglierie tolte al nemico“.
Croce al merito di Guerra
La Croce al merito di guerra venne concessa ai combattenti per aver onorevolmente prestato servizio attivo per un periodo minimo ben definito in zona di guerra o feriti o caduti in azione.
Scarica l’elenco dei combattenti (in formato pdf) a cui sono state concesse le medaglie.

